In occasione della LXXV edizione del Premio Strega gli Istituti di Cultura di San Pietroburgo e Mosca proporranno un’intervista allo scrittore Emanuele Trevi, autore di “Due vite” (Neri Pozza). Si tratta dell’ultimo di cinque incontri dedicati ai finalisti del premio Strega. L’autore dialogherà con Paola Cioni e Daniela Rizzi, e sarà accompagnato dalla lettura scenica dell’attore Fabrizio Ferracane.
L’incontro andrà in onda venerdì 2 luglio alle ore 18.00 (ora italiana, 19.00 ora di Mosca) in italiano sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/IstitutoItalianoDiCulturaSanPietroburgo/ e in traduzione simultanea in russo sulla pagina Youtube https://www.youtube.com/channel/UCLMhE-EBnYqHUSSJgd_6N7Q
L’autore: Figlio dello psicanalista junghiano Mario Trevi, è uno dei critici più promettenti della nuova generazione. Ha tradotto e curato edizioni di classici italiani e francesi: si ricordano testi dedicati a Leopardi, Salgari, e autori italiani del Novecento. Collabora al «Manifesto» (Alias) e alla trasmissione radiofonica Lucifero di Radio Tre, con una sezione dedicata alla poesia. Il suo libro Istruzioni per l’uso del lupo ha riscosso un notevole successo. All’uscita questo libro ottenne un successo di critica sulle pagine letterarie dei magazine e dei quotidiani più engagé. È redattore di «Nuovi Argomenti». Ha fatto parte della giuria del premio Calvino nel 2001, e del premio Alice 2002.
Nel 2012 esce per Ponte alle Grazie il libro Qualcosa di scritto.
È stato editore della casa editrice Fazi e ha collaborato con la casa editrice Quiritta. È stato sposato con la scrittrice e conduttrice radiofonica Chiara Gamberale.
Il libro: «L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia.