In occasione della LXXV edizione del Premio Strega gli Istituti di Cultura di San Pietroburgo e Mosca proporranno un’intervista alla scrittrice Edith Bruck, autrice di “Il pane perduto” ( La Nave di Teseo) e gia’ vincitrice del Premio Strega giovani. Si tratta del primo di cinque incontri dedicati ai finalisti del premio Strega. L’autrice dialogherà con Paola Cioni e Daniela Rizzi, e sarà accompagnata dalla lettura scenica dell’attore Rino Marino.
L’incontro andrà in onda martedì 29 alle ore 17.00 (ora italiana, 18.00 ora di Mosca) in italiano sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/IstitutoItalianoDiCulturaSanPietroburgo/ e in traduzione simultanea in russo sulla pagina Youtube https://www.youtube.com/channel/UCLMhE-EBnYqHUSSJgd_6N7Q
L’autrice: Edith Bruck, di origine ungherese, è nata nel 1931 in una povera, numerosa famiglia ebrea. Nel 1944, poco più che bambina, il suo primo viaggio la porta nel ghetto del capoluogo e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta alla deportazione, dopo anni di pellegrinaggio approda definitivamente in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 esce il suo primo libro Chi ti ama così, un’autobiografia che ha per tappe l’infanzia in riva al Tibisco e la Germania dei lager. Nelle sue opere ha reso testimonianza dell’evento nero del XX secolo. Nella sua lunga carriera ha ricevuto diversi premi letterari ed è stata tradotta in svariate lingue. È traduttrice tra gli altri di Attila József e Miklós Radnóti. Ha sceneggiato e diretto tre film e svolto attività teatrale, televisiva e giornalistica.
Il pane perduto.
Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.
Rino Marino, è un autore, psichiatra, attore, regista teatrale e cinematografico, si forma con laboratori diretti da Carlos Riboty, Gary Brackett, Julian Vargas, Grant McDaniel, Yuriv Kordonskiy, Stefania De Santis; ha lavorato come assistente alla regia e interprete con Carlo Cecchi e Paolo Graziosi.